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Bali: 12 giorni alla scoperta dell’isola

Con le sue spiagge per surfisti, le risaie a terrazza verde smeraldo e un eccezionale patrimonio artistico-culturale, la piccola isola vulcanica di Bali è stata per lungo tempo la residenza turistica del premier Indonesiano e di tutte le maggiori personalità del paese. Con una popolazione di circa 3.1 milioni di abitanti, Bali è l’unica isola del sudest Asiatico composta di una società quasi interamente Induista devota alle arti, alla danza, ai rituali religiosi e a elaborate cerimonie in grado di coinvolgere profondamente ogni visitatore.

Nel nostro itinerario abbiamo aggiunto anche un paio di giorni all’isola Gili Trawangan, giusto per tornare a casa belli abbronzati.

Inizio del viaggio

Dopo una lunga notte passata sull’AirBus da Roma per Singapore, arriviamo a Denpasar in metà mattinata. La nostra prima meta è Ubud, il cuore della piccola isola. Uscendo dall’aeroporto bisogna trovare un taxi disposto a portarvi fino a Ubud ( un ora e trenta minuti di corsa), dopo un pò di negoziazioni, riusciamo a convincere il tassista a trasportarci per 20 euro. Vi ricordo che a Bali le negoziazioni sono il cuore del commercio, non bisogna aver paura di abbassare il prezzo, perchè a differenza di tanti altri posti che ho visitato, qui lo spirito è quello giusto. Le trattative possono andare avanti anche per ore, ma sempre con il rispetto per l’altra parte e soprattutto con un bel sorriso sul volto.

Ubud e il cuore dell’Isola

Ad Ubud soggiorniamo per 4 notti, scegliendola come base per la nostra esplorazione dell’isola. Ubud è collocata praticamente al centro dell’Isola e permette di raggiungere quasi tutti i punti di interesse con facilità.

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Ubud si trova ad appena 30 chilometri a nord-ovest da Denpasar, la capitale amministrativa, ed è considerata a buon diritto la capitale culturale di Bali. La cittadina, immersa tra coltivazioni di riso e foreste dove prolifera la presenza dei macachi e punteggiata da numerosi e splendidi templi induisti, per via del recente sviluppo urbano difficilmente si distingue dai villaggi limitrofi, ma mantiene la sua peculiare caratteristica combinata artistica e rurale. Le strade principali di Ubud sono la Jalan Raya Ubud, che la percorre da est a ovest e la Jalan Weara che la percorre da nord a sud. I principali luoghi di interesse sono il palazzo Puri Saren e la Monkey Forest, un’area forestale protetta, ma visitabile, in cui vivono numerosissime scimmie. Prima che l’isola fosse colonizzata dagli olandesi, Ubud era la residenza dei principi feudali di Bali, che erano chiamati anche Tjokordas. Durante la colonizzazione olandese l’importanza politica dei Tjorkodas si indebolì, ma nonostante ciò i membri delle famiglie feudali del tempo hanno ancora un peso sulla odierna società di Bali. Ubud è oggi considerata il centro culturale di Bali. La pittura e l’arte tessile, le sculture tradizionali in pietra ed in legno e l’artigianato in argento sono le arti per cui è famosa la città. È conosciuta sin dagli anni venti come luogo di sosta di artisti europei e americani.

Una visita a Ubud non può che cominciare da qui. Il Palazzo Reale – tuttora residenza del sovrano di Ubud – si trova all’angolo tra Raya Ubud Road e Suweta Road. Il complesso ha un’architettura relativamente sobria ma interessante. Il palazzo reale è adiacente a due templi: il Puri Saren Agung e il Pura Marajan Agung, il tempio privato della famiglia reale. A poca distanza si trova anche il Pura Desa Ubud, il tempio principale della città (spesso però chiuso), e il Pura Taman Saraswati, un bellissimo tempio dedicato alla dea della saggezza e delle arti; l’ingresso è fiancheggiato da due vasche ammantate di fiori di loto: impossibile non essere presi dall’ispirazione di scattare una fotografia.

 

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La Monkey Forest è considerata sacra secondo la religione induista balinese. Infatti all’interno di questa foresta non ci sono solo scimmie ma templi e luoghi di preghiera. Tra alberi (anch’essi considerati sacri) e ruscelli, si nascondo pagode e padiglioni  che risalgono al XIV secolo. Il tempio più grande, chiamato Dalem Agung, ospita quotidianamente i rituali di preghiera e l’ accesso è vietato ai turisti. All’interno della Monkey Forest non è necessario indossare il “Sarong, ossia una sorta di pareo legato in vita che copre le gambe (necessario per rispetto alla religione induista). Probabilmente non è obbligatorio in quanto  questa foresta, pur essendo considerata luogo di culto, è anche un centro zoologico e botanico. Attualmente qui vivono circa 600 scimmie, o meglio macachi, di 4 specie differenti. Anch’esse considerate sacre, una delle regole principali è NON dar loro da mangiare. O meglio, possono mangiare solo banane (che puoi comprare all’interno della foresta). Altra regola importante, o meglio consiglio, è quello di tenere chiusi zaini e borse una volta entrati: le scimmie sono sempre alla ricerca di cibo e potrebbero attaccarti alla ricerca di qualcosa da rubarti.

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Il secondo giorno affittiamo i motorini e ci dirigiamo verso Nord, al meraviglioso tempio di Ulun Danu Bratan che sorge su una piccola penisola sulla riva del lago Bratan. Il lago svolge un ruolo fondamentale nell’irrigazione di questa zona e della parte meridionale dell’isola; ecco perché il tempio è dedicato alla dea dell’acqua Dewi Danu. Il tempio, la cui costruzione risale al 1633, consiste in un complesso di edifici su più isole. Per metà induista e per metà buddista, esso dispone di un altare centrale presso il quale si svolgono le cerimonie. Il tempio principale, il Pura Teratai Bang, ha una caratteristica torre su 7 livelli. Situato a un’altitudine di 1200 metri, il tempio è circondato dalle montagne e gode di un clima mite. Spesso a quest’altezza è presente una leggera nebbia che conferisce un alone ancora più misterioso a Ulun Danu. Il tempio è a meno di un’ora di auto da Ubud, lungo il tragitto che conduce al lago e al tempio Bratan. Un viaggio assolutamente piacevole: il paesaggio è costellato di risaie, laghi e villaggi pittoreschi, il tutto in un’area verdeggiante molto fertile intorno al lago montano. Impossibile non esplorare l’area intorno al tempio: a piedi con una guida, in taxi o in scooter, il meraviglioso paesaggio intorno al lago è un must.

 

Avendo ancora buona mezza giornata libera, dopo il tempio Ulun Danu ci dirigiamo allo Zoo di Bali. Devo essere sincero niente di irresistibile, ci sono molti esemplari, il parco è ben curato ma niente di più. L’unico motivo che ci ha spinto ad andarci, è stata la possibilità di poter fare un piccolo safari insella ad un elefante. Il tour dura all’incirca 30 minuti, il circuito è molto breve e c’è poco da vedere. E’ sicuramente unica come esperienza, ma il costo elevato (circa 70 euro) non ne giustificata la sua realizzazione.

Il terzo giorno visitiamo il Pura Tirta Empul e la Goa Gajah, lasciando il resto della giornata tra shoopping nei mercatini locali e spa.

Pura Tirta Empul è uno tra i templi più importanti di Bali per il potere magico attribuito all’acqua delle sue vasche, proveniente da sorgenti ritenute sacre, dove la gente del luogo si reca poter immergersi e purificare la propria anima. Per entrare nel tempio è necessario pagare il biglietto, avere la parte del corpo inferiore coperta fino ai piedi (se avete bisogno sono disponibili all’ingresso dei sarong per coprirvi che poi dovrete restituire), oltre a tutta una serie di accorgimenti legati alla sacralità del luogo (per esempio le donne che hanno il ciclo mestruale in teoria non possono entrare). Una volta entrati, restare in silenzio, ma soprattutto mettersi in ascolto con la spiritualità di quel posto, diventa naturale.22047263_10155577397351259_1636319988_o.jpg

 

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Un’altra tappa obbligatoria è la Tegalalang Rice Terrace, una serie di terrazza predisposte alla coltivazione del riso. Posto veramente consigliato, perchè tipico del paesaggio balinese. La visita del centro non è delle più semplici, essendo costituito di un continuo sali e scendi, ma lo sforzo vale la pena. Una delle cose che più mi ha infastidito di questo posto è che non c’è un biglietto di ingresso, ma una serie di “offerte volontari” ai vari contadini del posto. Praticamente ogni 50 gradini ci sono dei contadini che ti chiedono un’offerta per mantenere integro il paesaggio. Nell’atto in sè non ci trovo niente di male, ma avrei preferito un singolo biglietti d’ingresso, in modo da non dover prendere il portafoglio una continuazione, con il rischio di poter finire le banconote piccole e dover donare in più del necessario.

 

 

 

 

 

Goa Gajah, ovvero Grotta dell’elefante, anche se a Bali non ci sono mai stati elefanti. L’antica Goa Gajah probabilmente prende il nome dal vicino Sungai Petanu, che un tempo era conosciuto come Fiume dell’elefante, o forse dal volto visibile sopra l’entrata della grotta, che può ricordare vagamente questo animale. Si trova a circa 2 km a sud-est di Ubud sulla strada per Bedulu. L’origine della grotta è incerta. Secondo una leggenda fu creata dall’unghia del leggendario gigante Kebo Iwa. Probabilmente risale all’XI secolo e sicuramente esisteva già quando i Majapahit si impadronirono di Bali. La grotta fu scoperta da un gruppo di archeologi olandesi nel 1923, ma le fontane e la vasca furono riportate alla luce solo nel 1954. La caverna è scavata in una parete rocciosa e vi si accede attraverso la grande bocca a forma di L, si possono vedere alcuni frammenti del lingam, il simbolo fallico del dio hindu Shiva, e la yoni, il corrispettivo femminile, oltre a una statua del figlio di Shiva, il dio Ganesha dalla testa di elefante. Nel cortile di fronte alla grotta ci sono due vasche quadrate che ricevono l’acqua da anfore sorrette da sei statue femminili. goa-gajah_bali.jpg

Personalmente questo tempio ti lascia ben poco, l’unica cosa interessante è appunto la porta dell’elefante. Per questa volta vi consiglierei di non perdere troppo tempo nel tempio (avete avuto modo di vedere templi molto più belli in giro per Bali) e di prendere una piccola stradine, molto nascosta, presente alle spalle del tempio. Questa stradina, situata nel bel mezzo della giungla, vi porterà ad un piccolo piazzale con una fontona, e vi sembrerà di essere in un film di Indiana Jones.22092824_10155577946216259_1941961589_o

Mt Batur si distingue per le spettacolari cime che bordano il lago blu all’interno del cratere, creato naturalmente da un’eruzione 30.000 anni fa.  Il vulcano ha eruttato oltre 20 volte dal 1824 e dall’ultima eruzione nel 2000 il fumo continua a uscire dal cratere. Scalare la montagna è in ogni caso sicuro; le guide locali sono sempre aggiornate sugli ultimi sviluppi. A Bali le montagne sono considerate i luoghi in cui abitano le divinità, quindi sacre. Quando il Gunung Batur eruttò nel 1917 il villaggio di Batur venne distrutto quasi interamente e sorprendentemente il flusso di lava si fermò proprio prima di arrivare al tempio del villaggio. Questo avvenimento fu visto come un segnale positivo e il villaggio venne ricostruito. Quando eruttò nuovamente nel 1926, tuttavia, solo l’altare sopravvisse, mentre morirono dozzine di persone. Il villaggio venne ricostruito nuovamente e l’altare venne posizionato nel nuovo tempio di Pura Ulun Danau Batur.

Se arrivate con un mezzo privato, dovrete fermarvi a Penelokan o Kubupenelokan per comprare il biglietto d’ingresso (11.ooo rp per persona), che vale per tutta la zona del Monte Batur. Conservatelo, in modo da non doverlo pagare una seconda volta.

Destinate una intera giornata alla visita del monte, vi consiglio personalmente di organizzare con qualche guida locale la vista dell’alba dal cratere del Mt.Batur, uno spettacolo senza uguali. Dovrete svegliarvi molto presto (da Ubud il pickup dei bus è alle 4) per arrivare a destinazione in tempo, dopo aver scalato nel buoio più totale il monte Batur insieme a tutti gli altri turisti. Vi assicuro però che lo spettacolo in cima è da togliere il fiato (anche la salita!).

Tirta Gangga è un sogno acquatico su più livelli, con due laghetti balneabili molto affollati nei fine settimana e specchi d’acqua ornamentali popolati da enormi carpe koi e fiori di loto. Il luogo è un’affascinante testimonianza dell’epoca in cui i rajah detenevano il potere di Bali. Cercate la fontana meru a 11 livelli e scendete in basso verso gli enormi e antichi baniani, godendovi la vista.

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Questi sono stati i luogi che più mi hanno colpito in questo viaggio. Noi abbiamo fatto l’errore di soggiornare dopo Ubud due notti a Padangambai, per poi prendere il traghetto per le isole Gili. Vi consiglio di non fare il nostro stesso errore, anche perchè la zona è molto meno abituata al turista e non vi nego che nel mercato di Amplapura (famoso per i fiori), è stato l’unico momento della nostra vacanza in cui ci siamo sentiti in pericolo. Piuttosto destinate questo tempo per soggiornare qualche giono a Kuta e vivere un pò la frenetica vita della zona, tra locali e musica.

In quasi tutta l’isola si mangia un pasto completo con poco meno di 6 euro, il menù tipico indonesiano, è costituito da prodotti freschi e poco lavorati, ma ricchi di spezie ed aromi. Vi aspetteranno giorni ricchi di riso, pollo e pesce grigliato. 22047584_10155577329256259_1983399196_o.jpg

Viaggiare da soli senza tour operator non è mai semplice, soprattutto se si decide di andare in paesi così lontani. Spero che l’articolo vi sia stato d’aiuto, e soprattutto portatemi un bel souvenir da questo paese meraviglioso.

Scrivi nei commenti qualsiasi altra informazione che desideri sapere, cercherò di darti altri validi consigli.
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